Cosa festeggiavano gli antichi Romani a dicembre ?

"Banchetto romano" di Roberto Bompiani - immagine dal sito Getty Museum

Ti sei mai chiesto cosa celebravano gli antichi Romani a dicembre?

 

Facciamo un salto nel passato.

 

Il mese di dicembre già nell’antichità era occupato da svariate festività.

Questo è il periodo in cui la terra riposa ma è anche quella fase in cui con il solstizio d’inverno si passa da un minimo di irraggiamento solare ad un progressivo aumento della luce durante il giorno. Ecco quindi che gli antichi onoravano le divinità legate all’agricoltura e al sole. Opi (epiteto di Diana), Fauno e Saturno erano le divinità principali legate alla terra; poi Angerona e Sol venivano venerati in relazione al “sole all’orizzonte”. Ad ognuno di loro era dedicata una festa ma quella che più si avvicina al Natale moderno erano i Saturnali (Saturnalia in latino), feste religiose dedicate a Saturno che si svolgevano in tutto il mondo romano a partire dal 17 del mese e duravano svariati giorni. L’origine viene fatta risalire al periodo monarchico.

 

Durante i Saturnali nelle case private era solito riunirsi, offrire un sacrificio al dio e scambiarsi doni: cibo, statuette di argilla o pasta, candele. Era abitudine invitarsi reciprocamente a pranzo e per rendere ancora più accogliente la festa, il padrone di casa destinava agli invitati degli apophoreta - dei doni da portar via- in pratica faceva un regalo in più agli ospiti.

 

Gli antichi Romani avevano l'abitudine di porgere i doni a parenti e amici con biglietti d’auguri, pensa che Marziale (40 circa- 104 d.C), poeta latino, veniva reclutato per produrre distici destinati ad accompagnare i regali.

 

E fin qui troviamo delle rassomiglianze con le ricorrenze moderne ma i Saturnali presentavano una particolartià, durante questo periodo infatti era consentito il rovesciamento dei ruoli sociali, gli schiavi partecipavano ai banchetti e avevano gli stessi diritti dei padroni.

 

Riprendiamo il nostro cammino sulla linea del tempo e fermiamoci all'epoca imperiale.

 

Ad opera dell'imperatore Marco Aurelio Antonino (204-222 d.C.), conosciuto anche con il nome Elagabalo, si deve l'introduzione del mito del sole a Roma. Le caratteristiche del culto del Sol Invictus coincidono in parte a quelle del dio Mitra, anch'esso di derivazione orientale. 

Dopo Elagabalo anche altri imperatori onorarono il dio sole tanto da farsi ritrarre con una corona radiata per dimostrare il legame con la divinità.  

Questa tradizione sopravvisse fino all'avvento del cristianesimo. 

 

 

 

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